Premio Via del Campo in tour

agosto 11th, 2010




Didascalia foto: Francesco Baccini, mentre riceve il premio dal vice sindaco di Rapallo; Max Manfredi e Claudio Roncone premiati da Daniela, moglie di Gianni Tassio; Tuttti i cantanti sul palco, con in primo piano Vittorio De Scalzi; Armanda De Scalzi

Martedì 3 agosto, è andata in scena la seconda edizione del Premio Via del Campo in tour, che dal 2009 “affianca” il Premio Via del Campo nato nel 2005 per volontà del Comitato Gianni Tassio, dopo la scomparsa dello storico proprietario del negozio-museo di Via del Campo nel 2004.
Rapallo, che ha ospitato la manifestazione per il secondo anno consecutivo, è stata scelta come location ideale perchè sposa a pieno la filosofia dell’evento, fortemente legato alla promozione di quei valori musicali e socio-culturali che risiedono gelosamente nella Genova di Fabrizio De Andrè, ma che vogliono altrettanto fortemente esportare le proprie caratteristiche in tutti quei centri storici della Liguria e d’Italia che portano dentro di sè una storia legata alla musica cantautorale.
Ieri sera Francesco Baccini, Max Manfredi, Claudio Roncone, Armanda De Scalzi, Stefano Marelli, Nicolò Pagliettini hanno allietato con la loro musica per più di due ore il numeroso pubblico accorso sul lungo mare di Rapallo.
Ma l’edizione 2010 del Premio Via del Campo in tour non è stata solo una manifestazione musicale, è stato un vero e proprio racconto di quegli anni in cui in Via del Campo Bruno Lauzi, Vittorio De Scalzi, Max Manfredi, Claudio Roncone e soprattutto Fabrizio De Andrè passavano intere giornate con Gianni Tassio e gli amici del negozio a cantare e a raccontare la città vecchia e tutti gli aspetti affascinanti che essa racchiude dentro di sé.
E proprio Claudio Roncone ieri sera ha voluto Gianni Tassio sul palco per tutta la serata, era solo una sagoma a grandezza uomo, ma lui era lì con i suoi amici più cari e con la moglie Daniela che ha voluto dare un riconoscimento speciale proprio a Claudio e a Max Manfredi, i migliori amici di Gianni.
La serata ha vissuto tanti momenti intensi, dall’esibizione del giovanissimo Nicolò Pagliettini, promessa della musica cantautorale rapallese, ad Armanda De Scalzi, accompagnata al pianoforte dal padre Vittorio, fondatore dei New Trolls; dalla promessa Stefano Marelli, vincitore del Premio Lunezia 2009 a Max Manfredi e Claudio e Roncone; e poi lui, Francesco Baccini che ha emozionato il pubblico con le sue canzoni più belle, tra cui naturalmente Genova Blues, scritta proprio con Fabrizio De Andrè.
Il gran finale ha poi visto tutti gli artisti che si sono alternati sul palco intonare prima Via del Campo e poi Creuza de Ma.
Francesco Baccini che ha ricevuto dal vice Sindaco e Assessore al Turismo di Rapallo Roberto Di Antonio il Premio Via del Campo in tour 2010, ha voluto ringraziare la cittadina ligure e il pubblico presente per il calore espresso durante tutta la serata.

Il Premio Via del Campo in tour – Rapallo 2010 è organizzato dal Comune di Rapallo e dall’agenzia di comunicazione BoccaccioPassoni; in collaborazione con il Comitato Gianni Tassio e Ascom Confcommercio Rapallo; con il Patrocinio della Regione Liguria; la direzione artistica è affidata ad Enrica Corsi.

IL PREMIO VIA DEL CAMPO
Nato nel 2005 per volontà del Comitato Gianni Tassio per ricordare lo stesso Gianni, storico proprietario del negozio-museo di Via del Campo scomparso improvvisamente nel 2004, è un riconoscimento assegnato, ad ogni edizione, ad un artista che nel corso della carriera ha saputo distinguersi per il suo legame con la musica cantautorale genovese.
Nei suoi primi cinque anni di vita il Premio è cresciuto affermandosi nel panorama culturale e musicale genovese. Nel 2007 il Comune di Genova ha voluto riservargli uno spazio speciale all’interno della prima Notte Bianca organizzata nel capoluogo ligure. Dal 2009 ha preso vita anche la versione in tour.
Tra i protagonisti delle scorse edizioni si ricordano: Bruno Lauzi, Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Settimo Benedetto Sardo, Vittorio De Scalzi, Federico Sirianni, Claudia Pastorino, Maria Pierantoni Giua, Le Quattro Chitarre.

IL COMITATO GIANNI TASSIO
Nasce nel 2005 con la prima edizione del Premio Via del Campo, grazie alla volontà dei 4 fondatori:
Musica Gianni Tassio storico negozio-museo di Via del Campo custode, tra le altre cose, della mitica Estive, la chitarra di Fabrizio De Andrè. Gestito fino al 2009 dalla moglie Daniela dopo la scomparsa di Gianni;
Boero Bartolomeo S.p.a. azienda leader nella produzione di vernici per i settori edilizia, yachting e navale da sempre sensibile e coinvolta in attività di rivalorizzazione del centro storico di Genova;
BoccaccioPassoni S.n.c. agenzia di consulenza situata nel centro storico di Genova, specializzata in relazioni esterne, progetti di comunicazione ed eventi;
U.E.L. Unioni Edili Liguri associazione di imprese che assieme a Boero Bartolomeo ha realizzato gli interventi di recupero di Via del Campo e Via San Lorenzo.

Premio Bindi 2010

luglio 29th, 2010




Didascalia foto: Roberto Amadè, vincitore Premio Bindi 2010 e si è aggiudicato anche il premio per la migliore musica; Davide Zilli premio per miglio testo; Giorgia Del Mese premio per migliore interpretazione. Ospite della serata Eugenio Finardi.

Inserisco l’intervista fatta al vincitore e pubblicata sul sito degli eventi di Santa Margherita Ligure www.eventisanta.it

E’ di Vercelli, ha 28 anni, ed è il vincitore della sesta edizione del Premio Bindi, andata in scena lo scorso fine settimana. Si chiama Roberto Amadè e lo abbiamo incontrato alla Terrazza del Castello dove ha suonato in acustico in occasione dell’ultimo degli incontri “Intorno alla canzone d’autore” che ha ufficialmente chiuso l’edizione 2010 del concorso intitolato all’indimenticato cantautore genovese.
Allora Roberto, ti aspettavi di vincere il Premio Bindi?
«Assolutamente no! Mi avevano già consegnato il riconoscimento per la migliore musica ed ero già felice così. Quando hanno detto che ero io il vincitore assoluto sono caduto letteralmente dalle nuvole… E’ il primo premio della mia carriera: per questo Santa Margherita resterà per sempre nei miei ricordi».
Come nasce la tua canzone?
«E’ un brano che ho scritto qualche anno fa: è una ninna nanna, ma non è rivolta necessariamente a un figlio bensì a tutte le persone che si vogliono bene con la speranza che possano un giorno realizzare i propri sogni. “Braccia aperte” perchè se si ama bisogna farle andare anche lontano se vogliono esaudire i loro sogni».
Musicalmente a chi ti ispiri?
«Sono figlio di un contrabassista della Scala, quindi sono nato e cresciuto con la musica classica dentro. Le mie canzoni sono intrise di musica lirica un po’ come faceva Jeff Buckley, un mito per me. Però ascolto anche tanta musica italiana: mostri sacri come De Andrè e Tenco, artisti attuali come Bersani e i Baustelle e pop come Tiziano Ferro».
Cosa ti è rimasto del Premio Bindi?
«E’ stata un’esperienza meravigliosa: ho trovato persone che già conoscevo come Enrico Deregibus e Roberta Balzotti e ho fatto amicizia con gli altri concorrenti in particolare con Andrea Grossi. Voglio sottolineare anche che ho trovato veramente molto preparati i musicisti che ci hanno accompagnato durante le serate: mi hanno confessato di essere rimasti molto coinvolti dal mio modo di interpretare “Odio” di Bindi che ho cantato venerdì».
Faccio la più classica delle domande: progetti per il futuro?
«A settembre uscirà il mio primo disco “Tutti gli incanti della vita” che conterrà anche “Braccia aperte” la canzone che ha vinto il Bindi. Il disco è prodotto da Bruno Tibaldi (produttore tra gli altri di Battiato, Pino Daniele, Zucchero e Antonacci, ndr) e vedrà la partecipazione di numerosi musicisti di alto livello tra cui Stefano Bandoni, Pier Michelatti, Gigi Biolcati, Francesco Tamiati, Claudio Cappella e molti altri artisti che hanno collaborato con i più grandi artisti italiani».
Tornerai a Santa Margherita Ligure?
«Magari! Approfitto dell’intervista per “prenotarmi” per il Bindi Winter del prossimo febbraio… Guarda, sono stato veramente bene in questi giorni. Sabato sera, ad esempio, dopo la vittoria siamo andati a festeggiare in un locale e Augusto, il proprietario, ci ha organizzato una festa incredibile».

Michele Santoro e Vittorio Feltri

luglio 3rd, 2010




Didascalie foto: Costanza Calabrese e un sorridente Marcello Sorgi; Feltri e Santoro che se la ridono; Vittorio Feltri, Michele Santoro, Angelo Panebianco, Paolo Mieli e Costanza Calabrese durante il dibattito; Feltri e un Santoro alquanto incazato

Si è svolta a Santa Margherita Ligure la quinta edizione del Premio giornalistico internazionale per la Cultura, riconoscimento che viene dato ai giornalisti che si sono distinti nel proprio campo professionale con obiettività e rigore, contribuendo alla diffusione e allo sviluppo della cultura, senza condizionamenti.
Quest’anno tra i premiati figura Michele Santoro, che ha vinto il Premio Nicola Abbagnano e Costanza Calabrese, giovane giornalista del Tg5. Tra i giurati figura anche Vittorio Feltri che, da come ha accolto Santoro durante l’incontro della serata, non penso abbia votato per lui.

ROBERTO PIUMINI scrittore e attore

maggio 10th, 2010


Nelle foto: Roberto Piumini e Patrizia Ercole che si diverte a fotografare Roberto e Andrea Basevi durante una pausa delle prove dello spettacolo svoltosi a Villa Durazzo (Santa Margherita Ligure), Tre d’amore, di Roberto Piumini con voce narrante dello stesdso autore e Patrizia Ercole. Musiche originali, suonate al pianoforte, di Andrea Basevi

Roberto Piumini è conosciuto principalmente come scrittore di fiabe per bambini e gira nei vari teatri, biblioteche, o altri spazi adeguati e scuole (elementari, medie o superiori a seconda della fascia d’età indicata) dove recita i suoi racconti e, spesso, è accompagnato nella narrazione dall’attrice e pedagoga Patrizia Ercole.
È stato fra gli autori e ideatori della trasmissione televisiva RAI L’Albero Azzurro.

Cartoons on the Bay

aprile 24th, 2010

Logo della manifestazione del 2010

La manifestazione Cartoons on the Bay si svolge ormai da parecchi anni a Rapallo e quest’anno si è voluto aggiungere anche Cartoons on the Bike che ha coinvolto anche le città vicine come, Santa Margherita, Portofino, Zoagli, Camogli e, insomma buona parte del Tigullio.
Premetto che sono favorevole alla manifestazione Cartoons on the Bay, e avrei voluto esser anche favorevole alla nuova iniziativa di Cartoons on the Bike se almeno fosse stata organizzata in maniera più intelligente… e in merito inserisco un articolo di Marco Delpino pubblicato sul suo blog della “Tigulliana”.

“CARTOONS ON THE BIKE” SIMILE ALLA “CORAZZATA POTËMKIN”:
UNA BOIATA PAZZESCA…

di Marco Delpino

Una mattinata, quella di sabato 17 aprile, che ha visto 4 città completamente “bloccate” per consentire a “Mamma RAI” di dar vita ad un evento ciclistico che è stato un vero e proprio flop, che ha visto transitare 40 ciclisti messi in croce, che ha impegnato oltre 500 uomini delle forze dell’ordine e della protezione civile, distolti ai loro compiti istituzionali, per la gioia di Paolo Garimberti & soci, che si sono “impadroniti” del territorio del Tigullio per pedalare alla faccia di migliaia di persone costrette a guardare, a stare a casa, ad essere “sequestate” per una intera mattinata.
E allora diciamolo: “Cartoons on the bike” è stata una boiata pazzesca, osannata dalla TV (ed è logico) e dalla stampa quotidiana locale (un po’ meno logico).
Si chiamerà pure RAI, sarà pure sinonimo di Potere, sarà fors’anche motivo di immagine del Tigullio in Italia, ma non si può permettere ad un’Azienda pubblica di “invadere” la “privacy” di più città, in un tranquillo week-end di aprile, per consentire a 40 “ciclisti” 40 di esibirsi in una corsa pubblico-privata paralizzando il traffico di un intero territorio e mettendo in soffitta le attività economiche di centinaia di aziende, arrivando persino alla sospensione del servizio postale.
È quanto accaduto in occasione della rassegna “Cartoons on the bike”, la gara crono-ciclistica a squadre, promossa dalla Rai, dove la Rai l’ha fatta da padrona, coinvolgendo Prefettura, forze dell’ordine, amministrazioni comunali e varie entità terrene e “celesti”.
Per un’intera mattinata, al fine di consentire a 40 “ciclisti” 40 “di rango” di sfoderare le loro qualità sportive, è stato azzerato il trafficio di 4 o 5 intere città, con la chiusura della strada provinciale 227 da Rapallo a Portofino, il divieto a macchine e moto di circolare in molte vie e zone di Santa Margherita e Rapallo, l’intera chiusura della via Aurelia da Rapallo a Ruta, la strada provinciale 31 San Martino di Noceto, molte strade e l’intero centro e lungomare di Rapallo, molte strade e l’intero centro di “Santa”, l’isolamento di Portofino, la chiusura dello svincolo autostradale di Rapallo.
Tutti, dalle forze dell’ordine alle amministrazioni comunali, si sono inchinati ai voleri di “Mamma RAI”. Perché la RAI è davvero… di tutto e di più.
Il bello della diretta? No, il “brutto” della… differita.

Via del Campo…

febbraio 24th, 2010


Didascalie foto: Festa e musica per chiusura negozio Gianni Tassio in Via del Campo; Daniela, moglie di Gianni

Il mitico negozio, conosciutissimo in tutta Italia e non solo, qualche giorno fa ha chiuso… o meglio è stato acquisito dal comune e probabilmente verrà messo all’asta e chi lo prenderà dovrà conservare il negozio come è attualmente e, comunque, privilegiare sempre la parte culturale e tenero viva la memoria di De Andrè…
Questo e ciò che dovrebbe succedere… ma, non mi meraviglierei se tra qualche anno, passando da quelle parti per andare a visitare questo “negozio museo”, trovassi invece un negozio di chincaglieria cinese o altro…

Voce del verbo ODIARE

dicembre 30th, 2009

Tommy e Leo (cane e gatto) per natura contrapposti, ma in realtà si sono sempre voluti bene e rispettati a vicenda…
Si parla tanto in questi giorni di odio e amore. Mi viene il dubbio che chi parla d’amore, forse, vuole predicare l’odio e chi parla d’odio, forse, vuole predicare un mondo migliore e da amare… Mah!
Ho visto sui vari blog questo bel pezzo… Per non essere frainteso ho semplicemente tolto la parola ODIO e lo sostituita con “Io non sopporto e fortemente mi irritano”.

Io non sopporto e fortemente mi irritano coloro che abusano della credulità popolare e delle pubbliche istituzioni.
Io non sopporto e fortemente mi irritano i mafiosi e i frequentatori abituali di mafiosi, coloro che chiamano “cancro da estirpare” i magistrati che indagano sui colletti bianchi e i servi dell’informazione e in genere tutti i manipolatori delle coscienze.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi, detenendo ogni potere, fa la vittima per mantenere il consenso, chi rimbambisce le menti labili con una propaganda falsa.
Io non sopporto e fortemente mi irritano coloro che fanno le leggi su misura, chi le impone, chi le scrive, chi le approva, chi non vede la quotidiana violenza sui deboli e blocca la nazione per un graffio sul cerone.
Io non sopporto e fortemente mi irritano i finti oppositori, i pavidi e i vigliacchi, chi lucra sulla stupidità delle masse e, lucrando sempre più, ne genera sempre nuova.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi mette sullo stesso piano dissenso e violenza, chi criminalizza le opinioni e perfino le notizie, chi parla di mandanti morali e indica i terroristi mediatici, chi demonizza e fa la vittima della demonizzazione.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi ruba e grida al giustizialismo, chi ha distrutto la politica e denuncia l’antipolitica, chi ci fa vergognare di essere italiani e ci chiama antitaliani, chi definisce criminali un comico e un giornalista, chi dà sempre la colpa agli altri e non si assume mai la responsabilità di niente.
Io non sopporto e fortemente mi irritano i prepotenti, gli ipocriti e i venduti che ti danno lezione di morale, chi li lascia fare, chi denuncia il “clima di odio” senza rendersi conto di quanto odio ha seminato e fingendo di non sapere quanto sia motivata l’indignazione.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi, simulando amore, istiga all’odio, chi si propone come titolare unico dell’amore e della libertà, chi trasforma l’amore e l’odio in categorie della politica.
Queste categorie di persone mi irritano e continuerò serenamente a non sopportarli finché sarò padrone del mio cuore e della mia coscienza.

MERCATINO di SAN NICOLA

dicembre 10th, 2009


Didascalia foto: Partenza sfilata storica da Palazzo Ducale e taglio del nastro da parte del sindaco di Genova Marta Vincenzi, del Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto e dal Presidente Presidente dell’Associazione Volontari del Mercatino di San Nicola Marta Cereseto

Si svolge a Genova ogni anno, come da tradizione, il Mercatino natalizio di San Nicola che, nella ormai classica cornice di Piazza Piccapietra, dal 5 al 23 dicembre regala un tuffo nel passato ai cittadini genovesi e ai visitatori provenienti da tutta Italia.
La piazza si trasforma in un borgo medievale popolato dagli artigiani che, rigorosamente abbigliati nei costumi tradizionali, ripropongono i loro antichi mestieri. Passeggiando tra gli stand ci si può imbattere, ad esempio, nel ceramista, nell’incisore, nel formaggiaio, nel giocattolaio, nel focacciaio, nel mugnaio, nell’apicoltore, nel sellaio, nel gioielliere oppure incontrare donne intente a preparare pizzi, ricami e lavori a maglia oppure ancora farsi intrattenere da saltimbanchi, danzatori, cantastorie e musici. Una fiaba che diviene realtà e che ha come finalità la solidarietà verso coloro che vivono una vita più sfortunata della nostra.
Infatti, sono come sempre numerosi i progetti di solidarietà che vengono sostenuti grazie ai ricavati della manifestazione: dall’acquisto di una nuova Casa Famiglia all’allestimento di un ambulatorio e di uno studio medico, da un contributo per la casa d’accoglienza per neonati sottoposti a temporanea tutela del Tribunale, alla realizzazione dei numerosi pranzi che a Natale vengono organizzati a favore delle persone che vivono sole e in difficoltà. Un grande sostegno al Mercatino viene dato dal mondo dello sport e quest’anno in particolare dalle società Genoa e Sampdoria.
Il Mercatino di San Nicola nasce nel 1986 e fu istituito dalla Parrocchia di San Nicola come manifestazione sociale, col fine di sovvenzionare “Casa Domani”, una casa famiglia sita in Piazza Manin. Nel 1993 e fino al 2000 si sposta dal grazioso ma piccolo spazio di Piazza Manin in Piazza Piccapietra. Nel 2005 il Mercatino diventa Onlus, costituendo l’Associazione Volontari Mercatino di San Nicola, che continua nell’intento di portare aiuto e felicità ad organi e persone meno agiate, donando i ricavati dell’intero mese di eventi ad associazioni a scopo benefico, che danno un contributo attivo e concreto alla città di Genova. Questa, del Mercatino di San Nicola è una delle più importanti manifestazioni natalizie italiane.

Nunerose foto della manifestazione sono nella Galleria Fotografica nell’album Eventi

ALDA MERINI

novembre 2nd, 2009

Ho fotografato Alda Merini in una manifestazione svoltasi a Santa Margherita Ligure a Villa Durazzo nel 2002. Allego un articolo scritto da lei nel 2003

«Potrei lasciare Milano solo per il Paradiso»
Il poeta è sempre in vacanza. Ed è contro le vacanze. Per questo, anche d’ estate rimane in città. Alle ferie d’ agosto preferisce le passeggiate languide lungo i canali. Piuttosto che in un confortevole albergo ama riposarsi nel disordine di casa sua. Le vacanze le trascorro da sempre nella mia casa sui Navigli, rimpiangendo Patty Pravo e ascoltando «Mille lire al mese». In quale posto potrei stare meglio che qui? Tra queste mura sono nati i miei figli e le mie poesie.
Sono un’ eremita nata, la casa è il mio rifugio. Ho sempre sognato di vedere un giorno, attaccata fuori dalla porta, una targhetta con su scritto: «Qui è nata e vissuta Alda Merini». Sarei stata più felice solo se a questa casa avessero lasciato la vecchia muffa, le pareti scrostate, il suo passato. Invece anche qui hanno passato la vernice nuova e i vicini di un tempo non ci sono più. Ora ho una casa tutta «leccata», senza raucedini. Intorno a me neanche un colpo di tosse catarrosa, solo giovani belli e intelligenti. Neanche un cretino. D’ estate, poi, tutti via. A farmi compagnia rimangono i preti giovani e bellissimi che passano tutti i giorni a trovarmi. Mi regalano felicità e impulsi creativi, con il caldo l’ ispirazione si affievolisce. Esco di rado, per andare al Duomo o davanti al Castello Sforzesco. Rimango lì per ore e ore.
Mi immedesimo in Pia De’ Tolomei, la suggestione è grandissima. Le trattorie mi annoiano oramai, si mangia pesante. Le ho girate tutte. Ho cenato con piatti di gnocchi, di risotti, di ossibuchi con polenta. Ora non ne ho più fame. Sono un cuor contento, mi basta stare qui con dieci ventilatori a guardare i miei Navigli. Il mare lo vedo in televisione e mi piace molto. Non so nuotare, mi sarebbe piaciuto imparare. Alle spiagge assolate ho sempre preferito la montagna. Ho fatto qualche scarpinata in Val d’ Aosta, sono una provetta scalatrice. Ma ogni volta che sono partita ho sognato la mia città. E’ bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa. (testo raccolto da Michela Proietti)
Alda Merini
(dal Corriere della Sera del 26 luglio 2003)

FERNANDA PIVANO

agosto 21st, 2009


Ho fatto parecchi servizi fotografici a Fernanda Pivano. Ma il momemnto più bello è stato senza dubbio l’incontro che ho avuto nell’estate del 2002 all’hotel Continental, di Santa Margherita Ligure.

Quando parlava di Ginsberg e Kerouac, li chiamava «i miei beat»; quando ricordava Hemingway e Pavese, li definiva «i miei maestri» e per lei avevano in comune «una integrità professionale e morale assoluta»; quando accennava ai tanti autori che aveva conosciuto diceva: «i miei eroi». Per lei non erano soltanto pezzi di storia letteraria, ma frammenti della sua esistenza in cui si univano anni di vita e anni di studio, da pioniere, di lavoro e viaggi.

Attenta alle mutazione della società e della cultura americana fu lei - traduttrice di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald - a proporre in Italia la pubblicazione degli scrittori contemporanei più rappresentativi: dagli esponenti del movimento nero, come Wright; ai protagonisti del dissenso non violento degli anni `60, Ginsberg, Kerouac, Burroghs, Ferlinghetti, Corso; fino agli autori “minimalisti”, prima Carver poi Leavitt, McInerney, Ellis.

Figlia di un miliardario illuminato, Riccardo Pivano, che aveva una banca, e della bellissima Mary Smallwood, Fernanda Pivano è nata a Genova il 18 luglio del 1917. Il nonno era il fondatore della Berlitz School. Dopo le elementari alla scuola svizzera e l’infanzia genovese nella casa sul mare, a 9 anni la Pivano si è trasferita a Torino, ha fatto il ginnasio con Primo Levi al liceo d’Azeglio, lo stesso di Gianni Agnelli, che non era in classe con lei ma faceva la sua stessa strada per andare a scuola.

Si è laureata nel 1941 con una tesi su Moby Dick e due anni dopo ha tradotto l’Antologia di Spoon River di E.L.Masters. I suoi maestri sono stati Cesare Pavese e Nicola Abbagnano, con cui consegue una seconda laurea. Hemingway lo conosce nel 1948 a Cortina e traduce allora il suo Addio alle armi. Nel 2001 si è recata sulla tomba dello scrittore a Ketchum, nell’Idaho, in un viaggio che l’ha riportata nei luoghi della beat generation e dei suoi amici scrittori per il film documentario A farewell to beat di Luca Facchini.

Nel 1949 ha sposato Ettore Sottsass jr, autore delle foto più belle di tanti viaggi indimenticabili e incontri con gli scrittori beat Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassidy. Ciò che nella letteratura americana la attraeva di più, rispetto a quella europea, era la «vecchia, tradizionale differenza fra letteratura pragmatistica e letteratura accademica, fra i fatti della vita e una letteratura libresca basata su indagini psicologiche». Così diceva: «Mi hanno attaccata per non aver mai valutato i libri, ma io mi sono limitata ad amarli, non a valutarli: questo lavoro lo lascio ai professori».

E il suo metodo critico si distaccò sempre dall’estetica pura per basarsi sulla vicenda biografica e sull’ambiente sociale in cui erano immersi gli autori. La bellezza e l’utilità dei volumi da lei tradotti era spesso anche nelle lunghe e documentate introduzioni accompagnate da saggi biografici. Dall’osservazione della realtà americana sono nati saggi come: «America rossa e nera» (1964); «L’altra America negli anni Sessanta» (1971); «Beat Hippie Yippie» (1977); «C’era una volta un beat» (1976); «Il mito americano» (1980). Suoi scritti sono raccolti anche in «La balena bianca e altri miti» (1961); «Mostri degli anni Venti» (1976). Fu anche autrice di due romanzi «Cos’è più la virtù (1986) e «La mia kasbah» (1988). Nel 2005 aveva raccolto tutti i suoi testi di letteratura, più di 1.500 pagine, in «Pagine americane: narrativa e poesia 1943 - 2005» da Frassinelli e un anno fa erano arrivati in libreria i suoi «Diari 1917 - 1971», prima parte della sua autobiografia (Bompiani). Il primo viaggio negli Stati Uniti è del 1956 e in India del 1961. Nel 1959 è uscito in Italia, con la prefazione della Pivano, Sulla strada (Mondadori) di Kerouac e nel 1964 Jukebox all’idrogeno di Ginsberg da lei curato e tradotto. Nella miniera di storie e avventure della sua vita, gli incontri con Saul Bellow, Henry Miller, John Dos Passos, Ezra Pound, Gore Vidal, Jay McInerney, Judith Malina e il Living Theater ma anche gli italiani Giuseppe Ungaretti, Alfonso Gatto, Salvatore Quasimodo. Sterminata la sua bibliografia in cui figurano anche i libri della Pivano narratrice: Cos’è più la virtù (1986), La mia Kasbah (1988), I miei quadrifogli (2000), Un po’ di emozioni (2001).

Diplomata al decimo anno di conservatorio, pianista, la Pivano è amica anche di molti musicisti: Bob Dylan, Lou Reed, Jovanotti, e Fabrizio De Andrè che lei considera enfaticamente e con affetto il più grande poeta italiano del secolo e al quale ha dedicato un testo che ha il titolo di una canzone del cantautore, La guerra di Piero con interprete Judith Malina. In occasione dei suoi 90 anni, nel 2007, disse: «ho avuto due o tre eroi nella mia vita: il più grande è stato Ginsberg. In America stanno pubblicando le lettere che mi ha scritto, mi raccontava cosa aveva visto dovunque andasse. Hemingway è stato al di là della misura. I miei maestri prima dell’America sono stati Pavese e Abbagnano, mi hanno insegnato tutto quello che so. Sono stata un’esistenzialista».
Tratto da “Il Secolo XIX” edizione online