Via del Campo…

febbraio 24th, 2010


Didascalie foto: Festa e musica per chiusura negozio Gianni Tassio in Via del Campo; Daniela, moglie di Gianni

Il mitico negozio, conosciutissimo in tutta Italia e non solo, qualche giorno fa ha chiuso… o meglio è stato acquisito dal comune e probabilmente verrà messo all’asta e chi lo prenderà dovrà conservare il negozio come è attualmente e, comunque, privilegiare sempre la parte culturale e tenero viva la memoria di De Andrè…
Questo e ciò che dovrebbe succedere… ma, non mi meraviglierei se tra qualche anno, passando da quelle parti per andare a visitare questo “negozio museo”, trovassi invece un negozio di chincaglieria cinese o altro…

Voce del verbo ODIARE

dicembre 30th, 2009

Tommy e Leo (cane e gatto) per natura contrapposti, ma in realtà si sono sempre voluti bene e rispettati a vicenda…
Si parla tanto in questi giorni di odio e amore. Mi viene il dubbio che chi parla d’amore, forse, vuole predicare l’odio e chi parla d’odio, forse, vuole predicare un mondo migliore e da amare… Mah!
Ho visto sui vari blog questo bel pezzo… Per non essere frainteso ho semplicemente tolto la parola ODIO e lo sostituita con “Io non sopporto e fortemente mi irritano”.

Io non sopporto e fortemente mi irritano coloro che abusano della credulità popolare e delle pubbliche istituzioni.
Io non sopporto e fortemente mi irritano i mafiosi e i frequentatori abituali di mafiosi, coloro che chiamano “cancro da estirpare” i magistrati che indagano sui colletti bianchi e i servi dell’informazione e in genere tutti i manipolatori delle coscienze.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi, detenendo ogni potere, fa la vittima per mantenere il consenso, chi rimbambisce le menti labili con una propaganda falsa.
Io non sopporto e fortemente mi irritano coloro che fanno le leggi su misura, chi le impone, chi le scrive, chi le approva, chi non vede la quotidiana violenza sui deboli e blocca la nazione per un graffio sul cerone.
Io non sopporto e fortemente mi irritano i finti oppositori, i pavidi e i vigliacchi, chi lucra sulla stupidità delle masse e, lucrando sempre più, ne genera sempre nuova.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi mette sullo stesso piano dissenso e violenza, chi criminalizza le opinioni e perfino le notizie, chi parla di mandanti morali e indica i terroristi mediatici, chi demonizza e fa la vittima della demonizzazione.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi ruba e grida al giustizialismo, chi ha distrutto la politica e denuncia l’antipolitica, chi ci fa vergognare di essere italiani e ci chiama antitaliani, chi definisce criminali un comico e un giornalista, chi dà sempre la colpa agli altri e non si assume mai la responsabilità di niente.
Io non sopporto e fortemente mi irritano i prepotenti, gli ipocriti e i venduti che ti danno lezione di morale, chi li lascia fare, chi denuncia il “clima di odio” senza rendersi conto di quanto odio ha seminato e fingendo di non sapere quanto sia motivata l’indignazione.
Io non sopporto e fortemente mi irrita chi, simulando amore, istiga all’odio, chi si propone come titolare unico dell’amore e della libertà, chi trasforma l’amore e l’odio in categorie della politica.
Queste categorie di persone mi irritano e continuerò serenamente a non sopportarli finché sarò padrone del mio cuore e della mia coscienza.

MERCATINO di SAN NICOLA

dicembre 10th, 2009


Didascalia foto: Partenza sfilata storica da Palazzo Ducale e taglio del nastro da parte del sindaco di Genova Marta Vincenzi, del Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto e dal Presidente Presidente dell’Associazione Volontari del Mercatino di San Nicola Marta Cereseto

Si svolge a Genova ogni anno, come da tradizione, il Mercatino natalizio di San Nicola che, nella ormai classica cornice di Piazza Piccapietra, dal 5 al 23 dicembre regala un tuffo nel passato ai cittadini genovesi e ai visitatori provenienti da tutta Italia.
La piazza si trasforma in un borgo medievale popolato dagli artigiani che, rigorosamente abbigliati nei costumi tradizionali, ripropongono i loro antichi mestieri. Passeggiando tra gli stand ci si può imbattere, ad esempio, nel ceramista, nell’incisore, nel formaggiaio, nel giocattolaio, nel focacciaio, nel mugnaio, nell’apicoltore, nel sellaio, nel gioielliere oppure incontrare donne intente a preparare pizzi, ricami e lavori a maglia oppure ancora farsi intrattenere da saltimbanchi, danzatori, cantastorie e musici. Una fiaba che diviene realtà e che ha come finalità la solidarietà verso coloro che vivono una vita più sfortunata della nostra.
Infatti, sono come sempre numerosi i progetti di solidarietà che vengono sostenuti grazie ai ricavati della manifestazione: dall’acquisto di una nuova Casa Famiglia all’allestimento di un ambulatorio e di uno studio medico, da un contributo per la casa d’accoglienza per neonati sottoposti a temporanea tutela del Tribunale, alla realizzazione dei numerosi pranzi che a Natale vengono organizzati a favore delle persone che vivono sole e in difficoltà. Un grande sostegno al Mercatino viene dato dal mondo dello sport e quest’anno in particolare dalle società Genoa e Sampdoria.
Il Mercatino di San Nicola nasce nel 1986 e fu istituito dalla Parrocchia di San Nicola come manifestazione sociale, col fine di sovvenzionare “Casa Domani”, una casa famiglia sita in Piazza Manin. Nel 1993 e fino al 2000 si sposta dal grazioso ma piccolo spazio di Piazza Manin in Piazza Piccapietra. Nel 2005 il Mercatino diventa Onlus, costituendo l’Associazione Volontari Mercatino di San Nicola, che continua nell’intento di portare aiuto e felicità ad organi e persone meno agiate, donando i ricavati dell’intero mese di eventi ad associazioni a scopo benefico, che danno un contributo attivo e concreto alla città di Genova. Questa, del Mercatino di San Nicola è una delle più importanti manifestazioni natalizie italiane.

Nunerose foto della manifestazione sono nella Galleria Fotografica nell’album Eventi

ALDA MERINI

novembre 2nd, 2009

Ho fotografato Alda Merini in una manifestazione svoltasi a Santa Margherita Ligure a Villa Durazzo nel 2002. Allego un articolo scritto da lei nel 2003

«Potrei lasciare Milano solo per il Paradiso»
Il poeta è sempre in vacanza. Ed è contro le vacanze. Per questo, anche d’ estate rimane in città. Alle ferie d’ agosto preferisce le passeggiate languide lungo i canali. Piuttosto che in un confortevole albergo ama riposarsi nel disordine di casa sua. Le vacanze le trascorro da sempre nella mia casa sui Navigli, rimpiangendo Patty Pravo e ascoltando «Mille lire al mese». In quale posto potrei stare meglio che qui? Tra queste mura sono nati i miei figli e le mie poesie.
Sono un’ eremita nata, la casa è il mio rifugio. Ho sempre sognato di vedere un giorno, attaccata fuori dalla porta, una targhetta con su scritto: «Qui è nata e vissuta Alda Merini». Sarei stata più felice solo se a questa casa avessero lasciato la vecchia muffa, le pareti scrostate, il suo passato. Invece anche qui hanno passato la vernice nuova e i vicini di un tempo non ci sono più. Ora ho una casa tutta «leccata», senza raucedini. Intorno a me neanche un colpo di tosse catarrosa, solo giovani belli e intelligenti. Neanche un cretino. D’ estate, poi, tutti via. A farmi compagnia rimangono i preti giovani e bellissimi che passano tutti i giorni a trovarmi. Mi regalano felicità e impulsi creativi, con il caldo l’ ispirazione si affievolisce. Esco di rado, per andare al Duomo o davanti al Castello Sforzesco. Rimango lì per ore e ore.
Mi immedesimo in Pia De’ Tolomei, la suggestione è grandissima. Le trattorie mi annoiano oramai, si mangia pesante. Le ho girate tutte. Ho cenato con piatti di gnocchi, di risotti, di ossibuchi con polenta. Ora non ne ho più fame. Sono un cuor contento, mi basta stare qui con dieci ventilatori a guardare i miei Navigli. Il mare lo vedo in televisione e mi piace molto. Non so nuotare, mi sarebbe piaciuto imparare. Alle spiagge assolate ho sempre preferito la montagna. Ho fatto qualche scarpinata in Val d’ Aosta, sono una provetta scalatrice. Ma ogni volta che sono partita ho sognato la mia città. E’ bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa. (testo raccolto da Michela Proietti)
Alda Merini
(dal Corriere della Sera del 26 luglio 2003)

FERNANDA PIVANO

agosto 21st, 2009


Ho fatto parecchi servizi fotografici a Fernanda Pivano. Ma il momemnto più bello è stato senza dubbio l’incontro che ho avuto nell’estate del 2002 all’hotel Continental, di Santa Margherita Ligure.

Quando parlava di Ginsberg e Kerouac, li chiamava «i miei beat»; quando ricordava Hemingway e Pavese, li definiva «i miei maestri» e per lei avevano in comune «una integrità professionale e morale assoluta»; quando accennava ai tanti autori che aveva conosciuto diceva: «i miei eroi». Per lei non erano soltanto pezzi di storia letteraria, ma frammenti della sua esistenza in cui si univano anni di vita e anni di studio, da pioniere, di lavoro e viaggi.

Attenta alle mutazione della società e della cultura americana fu lei - traduttrice di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald - a proporre in Italia la pubblicazione degli scrittori contemporanei più rappresentativi: dagli esponenti del movimento nero, come Wright; ai protagonisti del dissenso non violento degli anni `60, Ginsberg, Kerouac, Burroghs, Ferlinghetti, Corso; fino agli autori “minimalisti”, prima Carver poi Leavitt, McInerney, Ellis.

Figlia di un miliardario illuminato, Riccardo Pivano, che aveva una banca, e della bellissima Mary Smallwood, Fernanda Pivano è nata a Genova il 18 luglio del 1917. Il nonno era il fondatore della Berlitz School. Dopo le elementari alla scuola svizzera e l’infanzia genovese nella casa sul mare, a 9 anni la Pivano si è trasferita a Torino, ha fatto il ginnasio con Primo Levi al liceo d’Azeglio, lo stesso di Gianni Agnelli, che non era in classe con lei ma faceva la sua stessa strada per andare a scuola.

Si è laureata nel 1941 con una tesi su Moby Dick e due anni dopo ha tradotto l’Antologia di Spoon River di E.L.Masters. I suoi maestri sono stati Cesare Pavese e Nicola Abbagnano, con cui consegue una seconda laurea. Hemingway lo conosce nel 1948 a Cortina e traduce allora il suo Addio alle armi. Nel 2001 si è recata sulla tomba dello scrittore a Ketchum, nell’Idaho, in un viaggio che l’ha riportata nei luoghi della beat generation e dei suoi amici scrittori per il film documentario A farewell to beat di Luca Facchini.

Nel 1949 ha sposato Ettore Sottsass jr, autore delle foto più belle di tanti viaggi indimenticabili e incontri con gli scrittori beat Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassidy. Ciò che nella letteratura americana la attraeva di più, rispetto a quella europea, era la «vecchia, tradizionale differenza fra letteratura pragmatistica e letteratura accademica, fra i fatti della vita e una letteratura libresca basata su indagini psicologiche». Così diceva: «Mi hanno attaccata per non aver mai valutato i libri, ma io mi sono limitata ad amarli, non a valutarli: questo lavoro lo lascio ai professori».

E il suo metodo critico si distaccò sempre dall’estetica pura per basarsi sulla vicenda biografica e sull’ambiente sociale in cui erano immersi gli autori. La bellezza e l’utilità dei volumi da lei tradotti era spesso anche nelle lunghe e documentate introduzioni accompagnate da saggi biografici. Dall’osservazione della realtà americana sono nati saggi come: «America rossa e nera» (1964); «L’altra America negli anni Sessanta» (1971); «Beat Hippie Yippie» (1977); «C’era una volta un beat» (1976); «Il mito americano» (1980). Suoi scritti sono raccolti anche in «La balena bianca e altri miti» (1961); «Mostri degli anni Venti» (1976). Fu anche autrice di due romanzi «Cos’è più la virtù (1986) e «La mia kasbah» (1988). Nel 2005 aveva raccolto tutti i suoi testi di letteratura, più di 1.500 pagine, in «Pagine americane: narrativa e poesia 1943 - 2005» da Frassinelli e un anno fa erano arrivati in libreria i suoi «Diari 1917 - 1971», prima parte della sua autobiografia (Bompiani). Il primo viaggio negli Stati Uniti è del 1956 e in India del 1961. Nel 1959 è uscito in Italia, con la prefazione della Pivano, Sulla strada (Mondadori) di Kerouac e nel 1964 Jukebox all’idrogeno di Ginsberg da lei curato e tradotto. Nella miniera di storie e avventure della sua vita, gli incontri con Saul Bellow, Henry Miller, John Dos Passos, Ezra Pound, Gore Vidal, Jay McInerney, Judith Malina e il Living Theater ma anche gli italiani Giuseppe Ungaretti, Alfonso Gatto, Salvatore Quasimodo. Sterminata la sua bibliografia in cui figurano anche i libri della Pivano narratrice: Cos’è più la virtù (1986), La mia Kasbah (1988), I miei quadrifogli (2000), Un po’ di emozioni (2001).

Diplomata al decimo anno di conservatorio, pianista, la Pivano è amica anche di molti musicisti: Bob Dylan, Lou Reed, Jovanotti, e Fabrizio De Andrè che lei considera enfaticamente e con affetto il più grande poeta italiano del secolo e al quale ha dedicato un testo che ha il titolo di una canzone del cantautore, La guerra di Piero con interprete Judith Malina. In occasione dei suoi 90 anni, nel 2007, disse: «ho avuto due o tre eroi nella mia vita: il più grande è stato Ginsberg. In America stanno pubblicando le lettere che mi ha scritto, mi raccontava cosa aveva visto dovunque andasse. Hemingway è stato al di là della misura. I miei maestri prima dell’America sono stati Pavese e Abbagnano, mi hanno insegnato tutto quello che so. Sono stata un’esistenzialista».
Tratto da “Il Secolo XIX” edizione online

Giancarlo Caselli e le intercettazioni

giugno 19th, 2009

Didascalia: Ho ripreso Giancarlo Caselli durante una manifestazione a Santa Margherita Ligure

Le intercettazioni servono per catturare i delinquenti. Meno intercettazioni, più stupratori, pedofili, corruttori in libertà. Le intercettazioni non costano, i capitali recuperati, ad esempio per il caso Fiorani, sono maggiori dei costi. Limitare le intercettazioni favorisce i criminali. Chi ha votato questa legge è complice e responsabile. Chi ha votato questa legge è spesso condannato in via definitiva, in primo e secondo grado, indagato, prescritto. Parlamentari con il curriculum e l’esperienza adatta per concepire e approvare una legge che favorisce il crimine.

Quello delle intercettazioni è un problema fondamentale per quanto riguarda l’accertamento della verità processuale, delle responsabilità penali, e quindi la tutela efficiente della sicurezza dei cittadini.
E non è problema che uno affronta o si inventa magari oggi, io ho scritto con mio figlio Stefano un libro intitolato “Le due guerre” vuol dire le mie esperienze ai tempi dell’anti terrorismo e poi quelle a Palermo sul versante dell’antimafia, scriviamo: ai tempi del terrorismo si repertavano peli o capelli riferibili a un attentato, prova che oggi col test del Dna oggi sarebbero schiaccianti, all’epoca quel test ancora non esisteva. Se oggi qualcuno imponesse di fare a meno del test Dna si comporterebbe esattamente come coloro che di fatto vogliono, pretendendo il requisito dei gravi indizzi di colpevolezza, vorrebbero impedire di fatto le intercettazioni. Ben strana logica di chi vorrebbe tagliare le unghie degli inquirenti sottraendo loro mezzi di indagine decisivi, un po’ come se ai medici si vietassero le radiografie e le risonanze invitandoli a tornare alle sanguisughe della scuola di Esculapio.
Ecco questo è il problema! Se io ho a disposizione un mezzo particolarmente incisivo di indagine, le intercettazioni telefoniche, ambientali,che mi consente - esperienza alla mano statistiche alla mano - di scoprire la verità in una infinità di casi e questo strumento mi viene tolto o le sue potenzialità di impiego vengono drasticamente diminuite, scoprirò meno delinquenti.
Tutelerò assai di meno la sicurezza dei cittadini e soprattutto non si riesce a capire per quale motivo perché mai una cosa che funziona debba essere o tolta o drasticamente ridimensionata! Proprio, io, francamente non lo capisco.
Per quanto riguarda mafia e terrorismo si dice che le cose rimangono inalterate, è abbastanza vero ma non del tutto - magari ci torneremo successivamente - ma al di fuori dell’ambito di mafia e terrorismo chi non è né mafioso né terrorista ma soltanto - dico soltanto tra 112 virgolette - assassino, rapinatore, stupratore, bancarottiere, usuraio, corruttore, pedofilo, sfruttatore di prostitute, trafficante di droga, chi è soltanto queste cose con la nuova disciplina delle intercettazioni vedrà aumentare vertiginosamente le sue possibilità di farla franca perché la nuova norma stabilisce che le intercettazioni si possono disporre soltanto quando ci sono evidenti indizi di colpevolezza, cioè soltanto quando di fatto il colpevole è già identificato, ma siccome un’altra norma dice che le intercettazioni sono possibili soltanto se assolutamente necessarie, se il colpevole è già identificato nella gran parte dei casi niente intercettazioni.
E allora fine o quasi di questo strumento incisivo, importante, decisivo in migliaia di casi di indagine e di accertamento della verità, e conseguentemente aumento del livello di impunità di fior di delinquenti! Con ricadute negative e pesantissime sulla sicurezza dei cittadini, che saranno meno difesi di fronte a delitti gravissimi come quelli che ho elencato. Omicidi, rapine, estorsioni, stupri, pedofilia, traffico di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, corruzione, bancarotta e via seguitando… con una grossa incoerenza! Illogicità, mi verrebbe persino di dire un pochino di schizofrenia nel sistema complessivamente considerato, se questo progetto dovesse diventare legge dello Stato.
Perché questo progetto è sostenuto dalle stesse forze politiche di maggioranza del nostro Paese che un giorno sì e anche l’altro anche gridano sicurezza, sicurezza! Cioè si mette in campo tutto e di più esercito, flotta e ronde, tolleranza zero e poi su un altro versante, quello delle intercettazioni che sono il vero baluardo il vero argine a tutela della sicurezza dei cittadini, la sicurezza sembra diventare improvvisamente con incoerenza, con una discrasia, un optional perché questo baluardo della sicurezza dei cittadini con la nuova norma viene picconato.
Invece di essere mantenuto quanto meno più possibile saldo ecco delle brecce, ecco delle fenditure attraverso le quali molti delinquenti possono sfuggire alla giustizia e conseguentemente la sicurezza dei cittadini è meno tutelata. Allora nominiamo ministro Penelope, quella che di giorno tesseva e di notte disfaceva. Si dice ci sono stati degli abusi. Io non lo so quali e quanti. So che se ci sono stati o se si teme che ci possano essere bisogna adottare i rimedi del caso.
E per quanto riguarda questo profilo il progetto di legge è buono, positivo perché fissa dei paletti rigorosi affinché non sia processualmente utilizato men che mai pubblicato, divulgato ciò che non è funzionale all’accertamento della verità processuale. In parole povere ciò che non c’entra col processo. Ma fissato questo perimetro basta! Al di fuori di questo perimetro ridurre le potenzialità di questo strumento importante e decisivo che è l’intercettazione è un siluro sotto la linea di galleggiamento della sicurezza dei cittadini. Barriere a protezione del potere e soprattutto delle sue eventuali deviazioni.
Ebbene le intercettazioni queste barriere le oltrepassano. Mettono a nudo il potere disvelando anche ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto. Forse è per questo motivo che le intercettazioni a una certa politica non vanno giù. Ma per meglio tutelare gli interessi di questa certa politica ecco che si mettono a rischio gli interessi di tutti i cittadini italiani per quanto riguarda la loro sicurezza. Ancora qualche considerazione. Frequentissimamente si sente dire di un’Italia tutta quanta intercettata, sostanziale falsità, un luogo comune quantomeno un’esagerazione propagandistica perché - parlo dei dati della procura di Torino nella quale lavoro - ogni anno a Torino si scrivono 170 mila fascicoli all’interno dei quali vi sono attività di intercettazione soltanto per lo 0,2 per cento del totale. Allora dove sono tutti gli italiani intercettati? Dov’è quel grande fratello di cui disinvoltamente si favoleggia. Nel 2008 sono stati 5 mila. Ma attenzione! Non vuol dire 5 mila persone intercettate vuol dire 5 mila telefoni complessivamente controllati perché sappiamo benissimo che ogni soggetto può avere a disposizione molte schede.
Le spese: si dice spendete troppo. A parte che se si spende tanto è perché c’è tanta criminalità, tanta illegalità da fronteggiare e questo strumento è indispensabile per fronteggiarla adeguatamente. Bè ma anche qui si sono fatte cose importanti che non vengono mai dette, anzi vengono cancellate. Ancora una volta con riferimento alla procura di Torino in 5 anni le spese sono diminuite del 75 per cento, incrementando i livelli di sicurezza e sempre rispettando i requisiti prescritti dal garante della privacy. Allora le cose funzionano! Quantomeno possono ottimamente funzionare o sempre meglio funzionare.
Le intercettazioni molte volte servono anche per scagionare gli innocenti che sono stati ingiustamente accusati sembra invece che i cittadini italiani siano in preda a una sorta di ipnosi malefica. Supponiamo che qualcuno del governo della maggioranza vada all’Ordine dei medici e dica: voi avete le radiografie, da domani non le adoperate più perché sono invasive. Limitatevi a battere con le nocche sulla schiena del paziente a fargli dire 33. Se succedesse questo ci sarebbe una rivolta generale, leghisti, democratici di sinistra, berlusconiani, finiani, uomini e donne, giovani e vecchi di tutte le appartenenze culturali, politiche, sociali, geografiche si rivolterebbero perché con la salute non si scherza.
Qui sta succedendo un po’ la stessa cosa. Dalla sicurezza sanitaria passiamo alla sicurezza sociale. Con questo progetto è come se qualcuno andasse dalle forze dell’ordine della magistratura e dicesse: voi avete le intercettazioni, mezzo incisivo e potente di accertamento della verità, scordatevele! Da domani tornate ai vecchi sistemi, la soffiata di qualche confidente della Polizia o dei Carabinieri perché? Perché sono invasive anche queste.
Per quanto riguarda la sicurezza sociale tutto sta passando, ripeto, nell’indifferenza generale. Anche questo secondo me è preoccupante.

Intervista tratta dal Blog di Beppe Grillo

CIAO MAGGIE!!!!!!!!!!

maggio 25th, 2009

INDRO MONTANELLI, giornalista e scrittore

maggio 3rd, 2009

Il giorno 22 aprile, si è ricordato il 100°compleanno di Indro Montanelli, un giornalista che non ha bisogno di presentazioni. Difficile dire qualcosa che non sia già stato detto su quello che è considerato il più grande giornalista italiano. Penso che chi si trova negli “anta” abbia un proprio ricordo di Montanelli, non fosse altro perché - per ciò che diceva o scriveva - non ti lasciava indifferente. Certi suoi modi di dire hanno fatto epoca: come il famoso “turatevi il naso e votate” (in quel caso D.C.). A qualcuno può tornare in mente quando ha fondato “il Giornale” a metà degli anni ‘70, altri possono ricordare l’attentato in cui venne gambizzato oppure il filo diretto con i suoi lettori nelle rubriche che tenne per anni e anni. Anche chi non era d’accordo con lui si trovava comunque a riconoscere il grande potere delle sue provocazioni come delle sue intuizioni: in fondo, potevi non pensarla come lui, ma ti costringeva ad usare il cervello! Credo sia questo a renderlo grande. Io comunque, l’ho conosciuto più come divulgatore perché ho letto qualche volume della sua famosa “storia d’italia”. Ho avuto la fortuna di incontrare Montanelli (e fotografarlo!) nel corso di una manifestazione in suo onore l’8 settembre 1998 a Santa Margherita Ligure. Nonostante gli anni, era completamente immerso nel presente ed aveva mantenuto il piglio diretto e il grande carisma: eravamo tutti conquistati dalla sua figura. Sembrava un aristocratico, anzi un re. Si sente troppo la sua mancanza.

TONINO FARINA (alias Antonio Farisi, regista)

aprile 20th, 2009


Didascalia: Tonino, fotografato nel mio studio di Rapallo qualche anno fa e, sotto, mentre dirige Neri Marcorè nella “Sala della Lupa” a Montecitorio, per il documentario “La rinascita del Parlamento, dalla Liberazione alla Costituzione”

Ho conosciuto Tonino alla metà degli anni Ottanta grazie alla nostra comune amica, l’attrice Patrizia Ercole. Nato a Rapallo, dove ha vissuto fino a qualche anno fa, per ragioni di lavoro si è trasferito a Roma. In questi 25 anni di amicizia di cose ne avrei da raccontare, di quando recitava al Centro Universitario Teatrale e si andava sempre al Cineclub, come dei tanti viaggi fatti insieme, dalla Montecarlo più chic fino all’allegro paesino di campagna, dalla sua nonna materna. Potrei dilungarmi e raccontare storie e avventure di ogni tipo ma preferisco invece parlare della sua attività, che poi coincide con la sua passione: il cinema o meglio la regia. Basti pensare che è riuscito a laurearsi in giurisprudenza con una tesi sul cinema, “il processo nel cinema americano”, con cui ha vinto il premio Sacchi assegnato dai giornalisti cinematografici italiani. E’ stato a lungo collaboratore del regista Pupi Avati, per la cui produzione ha fatto la regia di trasmissioni televisive e di svariati domentari in Italia e all’estero come Stati Uniti, Russia e Germania per la TV satellitare Sat 2000 e per canali Rai. Ha curato inoltre la regia degli ultimi video musicali di Giorgio Gaber (“Destra-Sinistra” ecc.), e ha documentato da vicino il viaggio di Riccardo Muti a New York, mostrando il coro della Scala che canta “Va Pensiero” a Ground Zero per ricordare le vittime dell’11 settembre, una scena da brivido trasmessa da non so quante televisoni da RAI in su. Non mi sono perciò meravigliato quando ho saputo che gli è stata affidata la realizzazione di un documentario, commissionato dalla “Fondazione della Camera dei Deputati”, sulla nascita della costituzione di cui è protagonista il grande Neri Marcorè. Un documentario storico che, pur parlando di fatti accaduti più di sessant’anni fa, è di singolare attualità.

Il video, realizzato da Antonio Farisi con un taglio divulgativo è diretto ai giovani, ai quali Neri Marcorè si rivolge con un linguaggio semplice, racconta un periodo importante della storia del nostro Paese, alternando sequenze girate nell’Aula e in altri ambienti del palazzo di Montecitorio con immagini d’epoca provenienti dall’archivio dell’istituto Luce. Il percorso del video si sofferma sulle vicende dell’Italia appena uscita dalla guerra, in particolare il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente del 2 giugno 1946, i lavori di quest’ultima e l’approvazione della Carta Costituzionale.
“Questo video nasce da una telefonata della segreteria dell’allora presidente della Fondazione della Camera Casini. Non ho pensato per un istante che mi venisse comunicata una querela per la mia imitazione e satira sull’avvenenza di Casini, piuttosto a un richiamo - rivela Marcorè - Invece mi è stata offerta la possibilità di narrare ai ragazzi la nascita della nostra Repubblica, grazie anche al mio rapporto con i giovani maturato negli otto anni del programma televisivo ‘Per un pugno di libri’. Ecco perché non è stato scelto Fiorello”.
Il video costituisce l’ultimo atto in ordine di tempo delle iniziative (pubblicazioni, convegni, filmati e altro) avviate nel 2006 per il 60° anniversario dell’Assemblea Costituente e per saperne di più visitate il sito della Fondazione. Bertinotti spiega che questa istituzione, a partire dal video, ricerca momenti di dialogo e confronto con le giovani generazioni, nonché con la scuola presidio fondamentale di saperi critici. “Guardando le immagini dell’Italia di allora si percepisce una distanza quasi antropologica dalla figure attuali. Mi auguro che questa inattualità delle immagini non faccia velo all’attualità di un antifascismo che si è fatto processo costituente”.
Fini ricorda che la Costituzione fu il risultato di una temperie culturale complessa, di un clima di forte e acceso dibattito tra convinzioni politiche diverse che trovarono comunque un terreno comune d’intesa. Se la prima parte della Carta per Fini necessita solo di un riferimento al valore dell’Unione europea; la seconda parte, che riguarda l’ordinamento della nostra Repubblica, ha bisogno invece di alcune modifiche, “sapendo però che la Costituzione è di tutti e non di una parte e dunque necessita di quello spirito costituente”.
Da ricordare che la Sala della Lupa è il luogo dove nell’estate del 1924 si riunirono per protesta i deputati aventiniani per protestare contro la violenza fascista, ma è anche la Sala dove nel giugno 1946 la Corte di Cassazione comunicò che la monarchia era stata sconfitta nel referendum dalla nascente Repubblica

da news.cinecitta.com

Il gruppo “4 Chitarre” per Fabrizio De André

febbraio 2nd, 2009




Didascalia: Il gruppo, composto, procedendo da sinistra a destra nelle foto, da: Pasquale Dieni, chitarra ritmica e seconda voce, Carlo Ghirardato, chitarra accompagnamento e voce solista, Gino Cabona, chitarra solista e arrangiamenti, Gianni Amore, chitarra classica e arrangiamenti

In ricordo del decennale della morte di Fabrizio De André, avvenuta l’11 gennaio del 1999, si sono svolte in tutta Italia varie manifestazioni in suo ricordo e, finalmente, anche il Tigullio (a Santa Margherita Ligure) ha fatto la sua parte. L’evento è stato promosso dall’ANPAI - Tigullio Events, in collaborazione con il Comune di Santa Margherita Ligure. Con il magistrale gruppo “4 Chitarre”, si sono rivussute le emozioni delle stupende canzoni di Fabrizio De André.