Giancarlo Caselli e le intercettazioni

giugno 19th, 2009

Didascalia: Ho ripreso Giancarlo Caselli durante una manifestazione a Santa Margherita Ligure

Le intercettazioni servono per catturare i delinquenti. Meno intercettazioni, più stupratori, pedofili, corruttori in libertà. Le intercettazioni non costano, i capitali recuperati, ad esempio per il caso Fiorani, sono maggiori dei costi. Limitare le intercettazioni favorisce i criminali. Chi ha votato questa legge è complice e responsabile. Chi ha votato questa legge è spesso condannato in via definitiva, in primo e secondo grado, indagato, prescritto. Parlamentari con il curriculum e l’esperienza adatta per concepire e approvare una legge che favorisce il crimine.

Quello delle intercettazioni è un problema fondamentale per quanto riguarda l’accertamento della verità processuale, delle responsabilità penali, e quindi la tutela efficiente della sicurezza dei cittadini.
E non è problema che uno affronta o si inventa magari oggi, io ho scritto con mio figlio Stefano un libro intitolato “Le due guerre” vuol dire le mie esperienze ai tempi dell’anti terrorismo e poi quelle a Palermo sul versante dell’antimafia, scriviamo: ai tempi del terrorismo si repertavano peli o capelli riferibili a un attentato, prova che oggi col test del Dna oggi sarebbero schiaccianti, all’epoca quel test ancora non esisteva. Se oggi qualcuno imponesse di fare a meno del test Dna si comporterebbe esattamente come coloro che di fatto vogliono, pretendendo il requisito dei gravi indizzi di colpevolezza, vorrebbero impedire di fatto le intercettazioni. Ben strana logica di chi vorrebbe tagliare le unghie degli inquirenti sottraendo loro mezzi di indagine decisivi, un po’ come se ai medici si vietassero le radiografie e le risonanze invitandoli a tornare alle sanguisughe della scuola di Esculapio.
Ecco questo è il problema! Se io ho a disposizione un mezzo particolarmente incisivo di indagine, le intercettazioni telefoniche, ambientali,che mi consente - esperienza alla mano statistiche alla mano - di scoprire la verità in una infinità di casi e questo strumento mi viene tolto o le sue potenzialità di impiego vengono drasticamente diminuite, scoprirò meno delinquenti.
Tutelerò assai di meno la sicurezza dei cittadini e soprattutto non si riesce a capire per quale motivo perché mai una cosa che funziona debba essere o tolta o drasticamente ridimensionata! Proprio, io, francamente non lo capisco.
Per quanto riguarda mafia e terrorismo si dice che le cose rimangono inalterate, è abbastanza vero ma non del tutto - magari ci torneremo successivamente - ma al di fuori dell’ambito di mafia e terrorismo chi non è né mafioso né terrorista ma soltanto - dico soltanto tra 112 virgolette - assassino, rapinatore, stupratore, bancarottiere, usuraio, corruttore, pedofilo, sfruttatore di prostitute, trafficante di droga, chi è soltanto queste cose con la nuova disciplina delle intercettazioni vedrà aumentare vertiginosamente le sue possibilità di farla franca perché la nuova norma stabilisce che le intercettazioni si possono disporre soltanto quando ci sono evidenti indizi di colpevolezza, cioè soltanto quando di fatto il colpevole è già identificato, ma siccome un’altra norma dice che le intercettazioni sono possibili soltanto se assolutamente necessarie, se il colpevole è già identificato nella gran parte dei casi niente intercettazioni.
E allora fine o quasi di questo strumento incisivo, importante, decisivo in migliaia di casi di indagine e di accertamento della verità, e conseguentemente aumento del livello di impunità di fior di delinquenti! Con ricadute negative e pesantissime sulla sicurezza dei cittadini, che saranno meno difesi di fronte a delitti gravissimi come quelli che ho elencato. Omicidi, rapine, estorsioni, stupri, pedofilia, traffico di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, corruzione, bancarotta e via seguitando… con una grossa incoerenza! Illogicità, mi verrebbe persino di dire un pochino di schizofrenia nel sistema complessivamente considerato, se questo progetto dovesse diventare legge dello Stato.
Perché questo progetto è sostenuto dalle stesse forze politiche di maggioranza del nostro Paese che un giorno sì e anche l’altro anche gridano sicurezza, sicurezza! Cioè si mette in campo tutto e di più esercito, flotta e ronde, tolleranza zero e poi su un altro versante, quello delle intercettazioni che sono il vero baluardo il vero argine a tutela della sicurezza dei cittadini, la sicurezza sembra diventare improvvisamente con incoerenza, con una discrasia, un optional perché questo baluardo della sicurezza dei cittadini con la nuova norma viene picconato.
Invece di essere mantenuto quanto meno più possibile saldo ecco delle brecce, ecco delle fenditure attraverso le quali molti delinquenti possono sfuggire alla giustizia e conseguentemente la sicurezza dei cittadini è meno tutelata. Allora nominiamo ministro Penelope, quella che di giorno tesseva e di notte disfaceva. Si dice ci sono stati degli abusi. Io non lo so quali e quanti. So che se ci sono stati o se si teme che ci possano essere bisogna adottare i rimedi del caso.
E per quanto riguarda questo profilo il progetto di legge è buono, positivo perché fissa dei paletti rigorosi affinché non sia processualmente utilizato men che mai pubblicato, divulgato ciò che non è funzionale all’accertamento della verità processuale. In parole povere ciò che non c’entra col processo. Ma fissato questo perimetro basta! Al di fuori di questo perimetro ridurre le potenzialità di questo strumento importante e decisivo che è l’intercettazione è un siluro sotto la linea di galleggiamento della sicurezza dei cittadini. Barriere a protezione del potere e soprattutto delle sue eventuali deviazioni.
Ebbene le intercettazioni queste barriere le oltrepassano. Mettono a nudo il potere disvelando anche ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto. Forse è per questo motivo che le intercettazioni a una certa politica non vanno giù. Ma per meglio tutelare gli interessi di questa certa politica ecco che si mettono a rischio gli interessi di tutti i cittadini italiani per quanto riguarda la loro sicurezza. Ancora qualche considerazione. Frequentissimamente si sente dire di un’Italia tutta quanta intercettata, sostanziale falsità, un luogo comune quantomeno un’esagerazione propagandistica perché - parlo dei dati della procura di Torino nella quale lavoro - ogni anno a Torino si scrivono 170 mila fascicoli all’interno dei quali vi sono attività di intercettazione soltanto per lo 0,2 per cento del totale. Allora dove sono tutti gli italiani intercettati? Dov’è quel grande fratello di cui disinvoltamente si favoleggia. Nel 2008 sono stati 5 mila. Ma attenzione! Non vuol dire 5 mila persone intercettate vuol dire 5 mila telefoni complessivamente controllati perché sappiamo benissimo che ogni soggetto può avere a disposizione molte schede.
Le spese: si dice spendete troppo. A parte che se si spende tanto è perché c’è tanta criminalità, tanta illegalità da fronteggiare e questo strumento è indispensabile per fronteggiarla adeguatamente. Bè ma anche qui si sono fatte cose importanti che non vengono mai dette, anzi vengono cancellate. Ancora una volta con riferimento alla procura di Torino in 5 anni le spese sono diminuite del 75 per cento, incrementando i livelli di sicurezza e sempre rispettando i requisiti prescritti dal garante della privacy. Allora le cose funzionano! Quantomeno possono ottimamente funzionare o sempre meglio funzionare.
Le intercettazioni molte volte servono anche per scagionare gli innocenti che sono stati ingiustamente accusati sembra invece che i cittadini italiani siano in preda a una sorta di ipnosi malefica. Supponiamo che qualcuno del governo della maggioranza vada all’Ordine dei medici e dica: voi avete le radiografie, da domani non le adoperate più perché sono invasive. Limitatevi a battere con le nocche sulla schiena del paziente a fargli dire 33. Se succedesse questo ci sarebbe una rivolta generale, leghisti, democratici di sinistra, berlusconiani, finiani, uomini e donne, giovani e vecchi di tutte le appartenenze culturali, politiche, sociali, geografiche si rivolterebbero perché con la salute non si scherza.
Qui sta succedendo un po’ la stessa cosa. Dalla sicurezza sanitaria passiamo alla sicurezza sociale. Con questo progetto è come se qualcuno andasse dalle forze dell’ordine della magistratura e dicesse: voi avete le intercettazioni, mezzo incisivo e potente di accertamento della verità, scordatevele! Da domani tornate ai vecchi sistemi, la soffiata di qualche confidente della Polizia o dei Carabinieri perché? Perché sono invasive anche queste.
Per quanto riguarda la sicurezza sociale tutto sta passando, ripeto, nell’indifferenza generale. Anche questo secondo me è preoccupante.

Intervista tratta dal Blog di Beppe Grillo

CIAO MAGGIE!!!!!!!!!!

maggio 25th, 2009

INDRO MONTANELLI, giornalista e scrittore

maggio 3rd, 2009

Il giorno 22 aprile, si è ricordato il 100°compleanno di Indro Montanelli, un giornalista che non ha bisogno di presentazioni. Difficile dire qualcosa che non sia già stato detto su quello che è considerato il più grande giornalista italiano. Penso che chi si trova negli “anta” abbia un proprio ricordo di Montanelli, non fosse altro perché - per ciò che diceva o scriveva - non ti lasciava indifferente. Certi suoi modi di dire hanno fatto epoca: come il famoso “turatevi il naso e votate” (in quel caso D.C.). A qualcuno può tornare in mente quando ha fondato “il Giornale” a metà degli anni ‘70, altri possono ricordare l’attentato in cui venne gambizzato oppure il filo diretto con i suoi lettori nelle rubriche che tenne per anni e anni. Anche chi non era d’accordo con lui si trovava comunque a riconoscere il grande potere delle sue provocazioni come delle sue intuizioni: in fondo, potevi non pensarla come lui, ma ti costringeva ad usare il cervello! Credo sia questo a renderlo grande. Io comunque, l’ho conosciuto più come divulgatore perché ho letto qualche volume della sua famosa “storia d’italia”. Ho avuto la fortuna di incontrare Montanelli (e fotografarlo!) nel corso di una manifestazione in suo onore l’8 settembre 1998 a Santa Margherita Ligure. Nonostante gli anni, era completamente immerso nel presente ed aveva mantenuto il piglio diretto e il grande carisma: eravamo tutti conquistati dalla sua figura. Sembrava un aristocratico, anzi un re. Si sente troppo la sua mancanza.

TONINO FARINA (alias Antonio Farisi, regista)

aprile 20th, 2009


Didascalia: Tonino, fotografato nel mio studio di Rapallo qualche anno fa e, sotto, mentre dirige Neri Marcorè nella “Sala della Lupa” a Montecitorio, per il documentario “La rinascita del Parlamento, dalla Liberazione alla Costituzione”

Ho conosciuto Tonino alla metà degli anni Ottanta grazie alla nostra comune amica, l’attrice Patrizia Ercole. Nato a Rapallo, dove ha vissuto fino a qualche anno fa, per ragioni di lavoro si è trasferito a Roma. In questi 25 anni di amicizia di cose ne avrei da raccontare, di quando recitava al Centro Universitario Teatrale e si andava sempre al Cineclub, come dei tanti viaggi fatti insieme, dalla Montecarlo più chic fino all’allegro paesino di campagna, dalla sua nonna materna. Potrei dilungarmi e raccontare storie e avventure di ogni tipo ma preferisco invece parlare della sua attività, che poi coincide con la sua passione: il cinema o meglio la regia. Basti pensare che è riuscito a laurearsi in giurisprudenza con una tesi sul cinema, “il processo nel cinema americano”, con cui ha vinto il premio Sacchi assegnato dai giornalisti cinematografici italiani. E’ stato a lungo collaboratore del regista Pupi Avati, per la cui produzione ha fatto la regia di trasmissioni televisive e di svariati domentari in Italia e all’estero come Stati Uniti, Russia e Germania per la TV satellitare Sat 2000 e per canali Rai. Ha curato inoltre la regia degli ultimi video musicali di Giorgio Gaber (“Destra-Sinistra” ecc.), e ha documentato da vicino il viaggio di Riccardo Muti a New York, mostrando il coro della Scala che canta “Va Pensiero” a Ground Zero per ricordare le vittime dell’11 settembre, una scena da brivido trasmessa da non so quante televisoni da RAI in su. Non mi sono perciò meravigliato quando ho saputo che gli è stata affidata la realizzazione di un documentario, commissionato dalla “Fondazione della Camera dei Deputati”, sulla nascita della costituzione di cui è protagonista il grande Neri Marcorè. Un documentario storico che, pur parlando di fatti accaduti più di sessant’anni fa, è di singolare attualità.

Il video, realizzato da Antonio Farisi con un taglio divulgativo è diretto ai giovani, ai quali Neri Marcorè si rivolge con un linguaggio semplice, racconta un periodo importante della storia del nostro Paese, alternando sequenze girate nell’Aula e in altri ambienti del palazzo di Montecitorio con immagini d’epoca provenienti dall’archivio dell’istituto Luce. Il percorso del video si sofferma sulle vicende dell’Italia appena uscita dalla guerra, in particolare il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente del 2 giugno 1946, i lavori di quest’ultima e l’approvazione della Carta Costituzionale.
“Questo video nasce da una telefonata della segreteria dell’allora presidente della Fondazione della Camera Casini. Non ho pensato per un istante che mi venisse comunicata una querela per la mia imitazione e satira sull’avvenenza di Casini, piuttosto a un richiamo - rivela Marcorè - Invece mi è stata offerta la possibilità di narrare ai ragazzi la nascita della nostra Repubblica, grazie anche al mio rapporto con i giovani maturato negli otto anni del programma televisivo ‘Per un pugno di libri’. Ecco perché non è stato scelto Fiorello”.
Il video costituisce l’ultimo atto in ordine di tempo delle iniziative (pubblicazioni, convegni, filmati e altro) avviate nel 2006 per il 60° anniversario dell’Assemblea Costituente e per saperne di più visitate il sito della Fondazione. Bertinotti spiega che questa istituzione, a partire dal video, ricerca momenti di dialogo e confronto con le giovani generazioni, nonché con la scuola presidio fondamentale di saperi critici. “Guardando le immagini dell’Italia di allora si percepisce una distanza quasi antropologica dalla figure attuali. Mi auguro che questa inattualità delle immagini non faccia velo all’attualità di un antifascismo che si è fatto processo costituente”.
Fini ricorda che la Costituzione fu il risultato di una temperie culturale complessa, di un clima di forte e acceso dibattito tra convinzioni politiche diverse che trovarono comunque un terreno comune d’intesa. Se la prima parte della Carta per Fini necessita solo di un riferimento al valore dell’Unione europea; la seconda parte, che riguarda l’ordinamento della nostra Repubblica, ha bisogno invece di alcune modifiche, “sapendo però che la Costituzione è di tutti e non di una parte e dunque necessita di quello spirito costituente”.
Da ricordare che la Sala della Lupa è il luogo dove nell’estate del 1924 si riunirono per protesta i deputati aventiniani per protestare contro la violenza fascista, ma è anche la Sala dove nel giugno 1946 la Corte di Cassazione comunicò che la monarchia era stata sconfitta nel referendum dalla nascente Repubblica

da news.cinecitta.com

Il gruppo “4 Chitarre” per Fabrizio De André

febbraio 2nd, 2009




Didascalia: Il gruppo, composto, procedendo da sinistra a destra nelle foto, da: Pasquale Dieni, chitarra ritmica e seconda voce, Carlo Ghirardato, chitarra accompagnamento e voce solista, Gino Cabona, chitarra solista e arrangiamenti, Gianni Amore, chitarra classica e arrangiamenti

In ricordo del decennale della morte di Fabrizio De André, avvenuta l’11 gennaio del 1999, si sono svolte in tutta Italia varie manifestazioni in suo ricordo e, finalmente, anche il Tigullio (a Santa Margherita Ligure) ha fatto la sua parte. L’evento è stato promosso dall’ANPAI - Tigullio Events, in collaborazione con il Comune di Santa Margherita Ligure. Con il magistrale gruppo “4 Chitarre”, si sono rivussute le emozioni delle stupende canzoni di Fabrizio De André.

Presepi

gennaio 11th, 2009



Didascalie: Presepe di casa mia, particolare del presepe del Messico e particolare del presepe del Perù

Bere e mangiare, mangiare… bene

dicembre 7th, 2008



Didascalie foto: Io che sorseggio un Vermentino di Sardegna, nel primo piatto Rosa di Bunitto in agrodolce di Tropea e nel secondo piatto Ciupito alla frutta fresca

Quando il politico ignorante (o arrogante) manda tutto in malora…

ottobre 29th, 2008

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei, giurista e costituzionalista, al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

L’ipotesi di Calamandrei

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”

Avere 100 anni e più…

settembre 25th, 2008

Caterina Cevasco Delpino, per tutti Rina, taglia la torta per i suoi cent’anni.
Sarò banale ma, io, tra migliaia di servizi fotografici di ogni tipo e specie, e abituato a fotografare ragazze giovani, un po’ per professione ma anche per piacere… confesso che aver fotografato RINA quel giorno mi ha dato una grande emozione…

Notte Tigulliana… ROCK

settembre 5th, 2008




Giulia Merlini, dei Prey of the white rabbit, Giulia con Matteo Gardella e Giulia nel suo rook duro e puro.




Alla batteria Gabriele Laganà, dei Viola Smoke, Gabriele e sullo sfondo di spalle Giuseppe Benvenuto, da sinistra verso destra Nicolò Calabrese, Andrea Nasso e Davide Serpico.


Novembers Guns


Kramers


The Black Roses




e per finire la presentatrice della serata Veronica Delpino, mentre presenta felice e contenta e tiene a freno i fans (suoi?)

Altre centinaia di immagini nella Galleria Fotografica nell’album di Giulia Merlini (Prey of the White Rabbit) e di Gabriele Laganà (Viola Smoke)